Internet è il postino dei nostri tempi che nessun cane azzannerà.
Quasi tutti gli utenti hanno usato almeno una volta uno dei ben noti servizi messi a disposizione da Google (GMail, Google Maps, Google Support, etc). Solo i più attenti, però, avranno notato lo “strano comportamento” di queste pagine web che, nel loro funzionamento, sono molto simili alle applicazioni desktop classiche. Questo perché, per modificare anche solo una piccola porzione della pagina, non richiedono il reload dell’intera pagina del browser. Tali applicazioni sono definite “Web 2.0 application”.
Uno dei problemi più diffusi nella progettazione del software - con particolare riferimento a quello open source, in quanto collaborativi - riguarda la crescita esponenziale e quotidiana del codice. Ciò può dare origine a problemi in fase di compilazione e di linking perciò è necessario in primis definire delle linee guida per la gestione del codice del progetto.
Riprenderemo ora il sorgente creato nella lezione precedente per dare una rapida occhiata alla la struttura. Il codice che abbiamo scritto rappresenta una delle più semplici applicazioni possibili e visualizza la stringa “Hello World!” quando eseguito.
Ogni corso di programmazione che si rispetti inizia con il classico “Hello World”. Anche noi, allora, ci accingiamo a non turbare questa tradizione tramandata da programmatore in programmatore.
Nel tempo, Il mondo dell’informatica ha visto una crescente attenzione verso le soluzioni open e anche i linguaggi e gli ambienti di programmazione non si sono sottratti a questa tendenza. Tutti coloro che seguono le vicissitudini legate al mondo di Linux, e più in generale all’Open Source, sanno cosa si nasconde dietro nomi come Perl, PHP, Python, Ruby che nel tempo si sono affiancati con pari dignità a nomi più blasonati quali C, C++ o Java.
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